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Tre anni di “niente” che cambiano tutto: sul lungo periodo

(Articolo tratto dalla mia Linkedin Newsletter interamente consultabile qui)


Sul Lungo peridodo
Jasper Johns, Numbers in Color (1958) - I numeri trimestrali raccontano il presente; il valore vero si costruisce nel tempo.

Diamo i numeri...

Il Rapporto CNEL 2025 sulla produttività racconta una storia silenziosa ma eloquente. Le aziende italiane che investono in capitale intangibile (formazione, cultura organizzativa, processi di collaborazione e fiducia) registrano una produttività media del 32% superiore rispetto a quelle che concentrano gli sforzi solo su tecnologia o taglio dei costi.

Ma il dato più interessante non è la percentuale. È la curva temporale. Il vantaggio competitivo non appare nel primo anno. Nemmeno nel secondo. Diventa visibile dopo tre anni.

Tre anni di costruzione invisibile. Tre anni in cui sembra che non stia succedendo nulla. Tre anni in cui, se guardi soltanto i numeri trimestrali, potresti persino pensare che l’investimento non stia funzionando. Eppure è proprio lì che il valore si sedimenta.

Il capitale intangibile (fiducia, competenze, cultura) cresce come una falda sotterranea: invisibile in superficie, ma capace di alimentare tutto il sistema.

Edgar Schein, uno dei padri degli studi sulla cultura organizzativa, scriveva che la cultura è ciò che un gruppo ha imparato a considerare vero per sopravvivere. Ma imparare richiede tempo. E il nostro tempo storico è sempre meno disposto a concederlo.

Viviamo nell’epoca della misurazione immediata: KPI trimestrali, dashboard settimanali, notifiche quotidiane. Ma ciò che conta davvero raramente cresce alla stessa velocità con cui lo misuriamo.

La fiducia non si costruisce in un trimestre. La competenza non matura in una stagione. La reputazione non nasce da una singola decisione.


Il paradosso del tempo

Un report pubblicato da Harvard Business Review nel 2024 (The Space to Think) ha analizzato oltre 600 leader globali, cercando di capire come gestissero il proprio tempo.

Il risultato è controintuitivo.

I manager che dedicano almeno il 15% del loro calendario ad attività non immediatamente produttive (lettura, mentoring, pianificazione strategica, riflessione) generano una performance media del 28% superiore nel triennio successivo. Tra l'altro, ne parlavo venerdì scorso proprio con Gabriele Fischetto, Presidente e AD di Johnson & Johnson MedTech, che nel nostro Leadership Talk ha raccontato di come un leader impiega il proprio tempo ad analizzare e operare sul business, così come ad analizzare ed operare sulle relazioni che, se migliorate, portano risultati visibili nel tempo.

Ancora più sorprendente è un altro dato emerso dalla ricerca: i leader che pianificano oltre i 36 mesi registrano una redditività superiore del 47% rispetto ai competitor. In altre parole, il tempo apparentemente “non produttivo” è spesso quello che genera i risultati più consistenti. La ragione è semplice: la strategia ha bisogno di spazio mentale.

Chi si concede il tempo di rallentare oggi accelera domani. Chi reagisce soltanto resta intrappolato nella cronaca.


Il cervello del futuro

Le neuroscienze cognitive confermano questa intuizione.

Uno studio dell’Università di Harvard condotto da Berkman ed Eskreis-Winkler (2022) ha mostrato che immaginare scenari futuri attiva la corteccia prefrontale dorsolaterale, la stessa area cerebrale coinvolta nei processi decisionali complessi e nell’autoregolazione.

In altre parole, pensare al futuro non è un esercizio teorico: è un vero e proprio allenamento cognitivo.

Allenare il pensiero lungo migliora la capacità di gestire l’impulsività, aumenta la tolleranza all’incertezza e riduce la vulnerabilità allo stress. La mente che riesce a collocare le proprie azioni dentro un orizzonte temporale ampio diventa meno reattiva e più intenzionale. Non vive più solo nella sequenza degli eventi, ma nella direzione che li collega.


La psicologia del lungo periodo

La psicologia positiva lo aveva intuito già da tempo.

Martin Seligman, nel suo libro Flourish (2011), scrive che la speranza non nasce da un’illusione ottimistica, ma da una prospettiva temporale estesa. Le persone che riescono a collegare le azioni di oggi ai risultati futuri mantengono livelli più alti di benessere soggettivo e resilienza.

Non perché siano più ottimiste. Ma perché percepiscono la propria vita come una storia coerente, non come una sequenza casuale di eventi.

Anche il lavoro di Angela Duckworth sulla perseveranza conferma questa dinamica. Nel suo studio sulla grit (2016), emerge che la costanza e la passione per obiettivi di lungo periodo predicono il successo più del quoziente intellettivo.

Le persone più resilienti non sono necessariamente le più talentuose. Sono quelle che rimangono più a lungo nella stessa direzione. Non si distinguono per intensità, ma per durata. Quando la motivazione si affievolisce (e succede sempre) continuano comunque a procedere. Perché hanno legato l’impegno quotidiano a un orizzonte più ampio.


Il lungo periodo come bene pubblico

Il pensiero lungo non riguarda solo individui e aziende. È anche una questione sociale.

Secondo l’OECD Skills Outlook 2023, le economie che investono sistematicamente in lifelong learning (l’apprendimento continuo lungo tutto l’arco della vita) registrano non solo livelli più alti di occupabilità, ma anche maggiore fiducia sociale e coesione civica.

In altre parole, il lungo periodo non è soltanto una strategia economica. È un bene pubblico.

Le società che imparano a pensare in decenni, non in trimestri, sviluppano una resilienza sistemica maggiore: affrontano meglio le crisi, innovano di più e mantengono livelli più alti di fiducia reciproca.

La lungimiranza non è solo una virtù individuale. È un’infrastruttura culturale.


I tre capitali invisibili

La stessa logica vale anche per le persone.

Gran parte del valore professionale non si costruisce con risultati immediati, ma attraverso tre forme di capitale invisibile:

Competenze. Ciò che impari oggi potrebbe non avere un ritorno immediato, ma nel tempo diventa leva di libertà.

Relazioni. La fiducia costruita lentamente spesso genera opportunità impreviste anni dopo.

Reputazione. È la memoria collettiva della tua coerenza.

Questi tre capitali raramente crescono in modo lineare. All’inizio sembrano stagnanti. Poi, all’improvviso, accelerano. È l’effetto composto del lungo periodo.


Esercizio individuale - L’indicatore invisibile

Per una settimana, prova a cambiare la domanda con cui misuri le tue giornate.

Invece di chiederti:

“Quanto ho prodotto oggi?”

chiediti:

“Cosa ho fatto oggi che potrà avere valore anche tra tre anni?”

Può essere:


  • una competenza che stai costruendo

  • una relazione che stai coltivando

  • una decisione che rafforza la tua coerenza


Non serve che sia grande. Serve solo che punti nella direzione giusta.


Pratica di Team - La domanda dei tre anni

Durante una riunione strategica, prova a introdurre questa domanda:

“Quale delle nostre attività attuali, delle quali stiamo discutendo ora, produrrà valore anche tra tre anni?”

Scrivete tutte le risposte su una lavagna.

Poi chiedetevi:

“Quale invece stiamo facendo solo perché è urgente?”

Questo semplice esercizio sposta la conversazione dal breve periodo alla costruzione del futuro. Mette in chiaro gli orizzonti diversi. Nel tempo, può cambiare il modo in cui il team prende decisioni.


Alla fine torniamo sempre ai numeri.

Li usiamo per misurare risultati, performance, crescita. Ma i numeri raccontano solo ciò che è già accaduto. Non vedono ciò che sta maturando sotto la superficie. Non vedono la fiducia che si sta costruendo, le competenze che stanno prendendo forma, le relazioni che un giorno diventeranno opportunità.

Il breve periodo misura il raccolto. Il lungo periodo misura ciò che stai coltivando.

Per questo, ogni tanto, vale la pena farsi una domanda diversa: non quali numeri sto producendo oggi, ma quali numeri diventeranno possibili domani grazie a ciò che sto costruendo adesso.


Se questo numero ti è utile, inoltralo a chi sta a cuore. Cresciamo insieme come "scuola di pensiero", perché il mondo ha oggi più che mai bisogno di un approccio più lungimirante. E, se vuoi unirti alla community di The Long Mindset, compila qui: http://bit.ly/47raXlV

E, se vuoi approfondire, è uscito il libro di The Long Mindset, che trovi qui.

Un saluto da The Long Mindset, la newsletter per chi non cerca scorciatoie: per leader, manager e professionisti che vogliono crescere 👋


Fonti e letture utili

CNEL – Rapporto sulla produttività in Italia 2025 Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Analisi sul ruolo del capitale intangibile e dei fattori organizzativi nella crescita della produttività delle imprese italiane.

Harvard Business Review (2024)  The Space to Think Studio su oltre 600 leader globali che analizza l’impatto del tempo dedicato alla riflessione strategica sulle performance nel medio periodo.

Edgar H. Schein (2010)  Organizational Culture and Leadership Uno dei testi fondamentali sugli studi di cultura organizzativa e sui processi attraverso cui i gruppi sviluppano convinzioni condivise nel tempo.

Emily Falk, Matthew Berkman & Lauren Eskreis-Winkler (2022)  Self-Control and Future Thinking Studi neuroscientifici sulla relazione tra immaginazione del futuro, corteccia prefrontale e processi di autoregolazione. 

Martin E. P. Seligman (2011)  Flourish: A Visionary New Understanding of Happiness and Well-Being Testo chiave della psicologia positiva sul rapporto tra prospettiva temporale, speranza e benessere. 

OECD (2023)  OECD Skills Outlook 2023: Skills for a Resilient Green and Digital Transition Rapporto sull’importanza del lifelong learning per la competitività economica, la fiducia sociale e la resilienza delle società.

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